La sede designata dal concorso Veneto la conosco bene: è il paese di mia moglie. Stavolta “gioco in casa”.

I dottori che hanno scelto quel luogo li conosco poco tempo dopo.

Li incontro proprio nei locali che da li a qualche mese diventeranno la loro farmacia, ma che al momento sono la sala biliardo di un bar con muri rossi e stampe giapponesi come quadri; è dura percepire la potenzialità di quegli spazi.

I dottori sono una coppia di miei coetanei; mi raccontano subito il loro modo di “fare” farmacia e come vorrebbero la “loro” farmacia. Si instaura subito un buon feeling.

Col progetto cerco di seguire le loro esigenze ed indicazioni, ma la forma del locale pressoché quadrata non aiuta. Allora stacco le pareti espositive dai muri generando movimento e ponendo le macrocategorie merceologiche alla miglior vista possibile del cliente; altre pareti basse contribuiscono a generano il percorso.

Impostata la geometria di base poi tutto trova il suo posto attorno alle colonne centrali. La scelta di tinte e materiali poi coordina ed esalta le geometrie.

Presento tutto con dei render e i dottori approvano tutto subito. Solo una parete verde è stata bocciata perché, dicono, di non avere il “pollice verde”!

Siamo arrivati all’apertura con largo anticipo sulla scadenza prevista dall’ASL, ma rispettando in pieno la tempistica voluta dai dottori.

Ora, a distanza di 1 anno e mezzo dall’inaugurazione, passo spesso a salutarli e ogni volta mi rendo sempre più conto di aver ideato proprio lo spazio della “loro” farmacia.

L’ultima soddisfazione è recente. Mi hanno chiesto di allungare il banco per creare un’altra postazione: ora i farmacisti che lavorano qui sono passati da 2 a 3.

 

Grazie Silvia, grazie Enrico e complimenti!

arch. Antonio Furlan